
Ci sono viaggi che fai una volta e poi rimangono lì, in un angolo della memoria. E poi ce ne sono altri che, per qualche strano motivo, continuano a tornare.
La Repubblica Dominicana, per me, è uno di questi.
Ci sono stata da adolescente, quando viaggiavo con i miei genitori e percepivo questo angolo di Caraibi come un posto lontanissimo da dove avrei voluto essere davvero, ovvero in Riviera Romagnola assieme alle amiche, ma che ho pianto nel lasciarlo, facendo di quel ritmo latino una colonna sonora costante nel tempo. Poi ci sono tornata in coppia ed oggi come famiglia.
Tre momenti diversi. Tre modi diversi di vivere lo stesso Paese.
Eppure, appena rimesso piede lì, ho ritrovato quella sensazione.
Quella di essere in un posto che, in qualche modo, mi appartiene.


Repubblica Dominicana con bambini: le spiagge migliori
Se ricordavo il mare dominicano bello, questa volta l’ho ritrovato con un’ulteriore certezza: è esattamente il mare che vorresti avere quando viaggi con un bambino.
Caldo, calmo, trasparente. Con quei colori che sembrano quasi esagerati. Il turchese dell’acqua, il bianco morbido della sabbia, il verde delle palme. Un paesaggio che continua a esercitare lo stesso potere.
Solo che adesso, tra una nuotata e l’altra, c’erano pennuti da rincorrere, un’iguana gigantesca da osservare, una barca veloce da vivere come se fosse una montagna russa e una mascotte da eleggere, senza possibilità di appello, a nuova migliore amica.
Ma veniamo alla domanda che, inevitabilmente, arriva quando si comincia a organizzare una vacanza caraibica: dove sono le spiagge migliori?

La risposta non è una sola.
Partiamo da Punta Cana, nella parte orientale del Paese, una delle zone più conosciute e frequentate. Qui il paesaggio è esattamente quello che si immagina pensando all’isola “Hispaniola”: chilometri di sabbia chiara, palme ovunque e un mare che cambia colore a seconda della luce. Praticamente uno sfondo del desktop. È una zona molto turistica, con tantissime strutture e servizi, e proprio per questo può essere una scelta comoda.
C’è però un dettaglio da considerare: il mare non è sempre tranquillo. In alcune zone le onde possono essere piuttosto alte e le condizioni cambiano in base al periodo.
E poi c’è lui, il grande ospite indesiderato degli ultimi anni: il sargasso. Queste alghe possono arrivare sulle coste caraibiche in quantità davvero importanti, modificando completamente l’aspetto della spiaggia e rendendo poco piacevole la balneazione. È quindi un aspetto da verificare prima di prenotare.
Se invece cercate un mare più tranquillo, Bayahibe, nella parte sud-orientale dell’isola, a circa 30 chilometri dall’aeroporto di La Romana, merita sicuramente di essere presa in considerazione.
Qui l’acqua tende a essere più protetta e, in molti punti, l’ingresso in mare è graduale: un dettaglio tutt’altro che secondario quando si parla di Repubblica Dominicana con bambini.
Bayahibe è nata come piccolo villaggio di pescatori e conserva anche una facciata più autentica, fatta di barche, vita locale e vegetazione tropicale. La zona è inoltre un ottimo punto di partenza per le escursioni in barca verso Saona e Catalina, due delle isole più conosciute di questo tratto di costa.

Insomma, qui si può tranquillamente mettere insieme quello che, viaggiando con bimbi piccoli, non è sempre facile far convivere: mare bello, ritmi rilassati e possibilità di esplorare.
Boca Chica si trova sempre sulla costa meridionale, alle porte di Santo Domingo città, quindi raggiungibile facilmente, sia in auto che grazie al trasporto pubblico.
Il mare poco profondo e protetto dalla barriera corallina, in alcuni punti assume quasi le sembianze di una gigantesca piscina naturale, mentre la spiaggia è ampia, vivace e molto frequentata, quindi non aspettatevi la sensazione di isolamento tropicale che si può trovare altrove.
Poi c’è la penisola di Samaná, nella parte nord-orientale che grazie ai suoi luoghi ancora vergini offre una visione selvaggia rispetto alle zone più turistiche. Tra questi c’è Playa Rincón, raggiungibile percorrendo la strada verso Las Galeras. Una spiaggia che non ha bisogno di troppe presentazioni. Lunga, incorniciata dalla vegetazione, dove il mare può presentarsi in maniera diversa a seconda del punto in cui ci si trova: più riparato e tranquillo da una parte, più esposto alle onde dall’altra.
Detto ciò, mi sento di dire che, in qualunque zona si decida di andare, si “cade in piedi”.
Escursioni in Repubblica Dominicana con bambini
Per quanto il resort possa essere comodo, la Repubblica Dominicana non è un posto che riuscirei a vivere rimanendo sempre dentro una struttura.
E qui tornano utili anche i ricordi del nostro viaggio del 2014.
Perché alcune escursioni che avevamo fatto allora si possono tranquillamente prendere in considerazione anche viaggiando con bambini, scegliendo naturalmente attività e modalità adatte alla loro età.

In quad tra canna da zucchero e Rio Chavón
Una di quelle che rifarei volentieri è il giro in quad e dune buggy, disponibili anche a tre posti, attraverso le piantagioni di canna da zucchero e i verdi paesaggi dell’entroterra lungo il Rio Chavón.
Si passa accanto alle case dei local, si incontrano bambini che giocano, si attraversano strade di terra dove polvere e sabbia finiscono inevitabilmente ovunque. Si assaggia la canna da zucchero appena tagliata, dolcissima.
Il paesaggio cambia continuamente fino al Rio Chavón che scorre all’interno di un canyon circondato da una vegetazione tropicale. Forse non tutti sapete che proprio questi paesaggi sono stati scelti come set per alcune celebri produzioni cinematografiche, come Rambo II, Apocalypse Now, Anaconda e Jurassic Park.



Santo Domingo
Un’altra tappa che avevamo apprezzato molto è Santo Domingo.
Questa volta non siamo tornati nella capitale, ma se state organizzando un viaggio in Repubblica Dominicana con bambini non fate l’errore di considerare la destinazione come una sola “vacanza di mare”.
Santo Domingo è storia, musica, edifici coloniali, colori, vita quotidiana, traffico, rumore e quel piacevole caos che può persino sembrare una forma di intrattenimento. Fondata dal fratello di Cristoforo Colombo, è la prima città europea stabilita nel Nuovo Mondo e vanta il primato di avere la prima cattedrale e la prima università delle Americhe. Il suo centro storico, la Zona Colonial, è Patrimonio dell’Umanità UNESCO e racconta ancora oggi la storia dell’incontro tra culture europee, africane e indigene Taíno.
La visita si può organizzare anche solo in giornata, appoggiandosi al resort o a un’agenzia locale, oppure scegliendo di muoversi in autonomia. Noi, nel 2014, ci eravamo affidati a una coppia di ragazzi del posto che offriva il servizio di trasferimento.
Con dei bimbi richiede semplicemente un ritmo diverso: meno “vediamo tutto” e più “vediamo quello che riusciamo a goderci”.
Che, alla fine, dovrebbe essere una regola valida per tutti i viaggi.


Saona Island
Se c’è un’escursione che Aurora ha promosso senza riserve, è quella a Saona.
La barca veloce l’ha conquistata immediatamente.
Io, invece, aspettavo con una certa impazienza le mie personali attrazioni: il rum bevuto nelle “piscine naturali” in mezzo al mare, tra pesci e stelle marine. I balli sfrenati, l’aragosta sulla spiaggia e quelle palme inclinate che sembrano essere state progettate appositamente per creare lo sfondo perfetto di una fotografia.
E dietro ogni donna che si finge una diva c’è un uomo stremato che, arrivato al millesimo scatto, si chiede cosa avessero di sbagliato tutti quelli precedenti.
L’isola di una bellezza straordinaria, fa parte di un parco naturale protetto e ospita meno di 500 abitanti, molti dei quali vivono ancora principalmente di pesca. Il resto è un susseguirsi di spiagge bianchissime, acqua trasparente e vegetazione tropicale.
Tra i luoghi più belli c’è Playa Paraíso, dove il mare è talmente limpido e tranquillo che invita a infilare maschera e boccaglio per esplorare anche ciò che si nasconde sotto la superficie.


Ma se lo snorkeling non fa per voi, nessun problema: potrete semplicemente godervi il mare, prendere il sole e concedervi un cocktail. Diciamo che Saona non è il posto in cui sentirsi in colpa perché non si sta facendo nulla.
Priva di vere strutture ricettive, l’isola si visita normalmente in giornata, raggiungendola in barca dalla costa. Ed è proprio questo il bello.
L’unico centro abitato dell’isola è Mano Juan, un piccolo villaggio colorato dove vale la pena fare una passeggiata, curiosando tra le casette e i piccoli, spartani negozietti alla ricerca del souvenir perfetto. Per il resto tutta natura: palme da cocco, mangrovie e una vegetazione così rigogliosa da sembrare quasi voler conquistare ogni centimetro di terra.
Vi rivelo anche una curiosità: dietro al nome “Saona” si cela una piccola storia italiana. Quando Cristoforo Colombo arrivò sull’isola, nel 1494, la chiamò così in riferimento a Savona, la città ligure, con la quale oggi è anche gemellata.

La fattoria di Christian
Tra le esperienze che maggiormente mi sento di consigliare c’è quella di inoltrarsi nell’entroterra, attraversando piantagioni, piccoli villaggi e realtà che meritano di essere conosciute.
Come la fattoria di Christian, nella regione di Altagracia. Qui dimenticate piscina, buffet e cocktail vista mare. La giornata prende tutta un’altra piega.
Abbiamo avuto la possibilità di vedere da vicino, e anche di cimentarci, nella lavorazione di caffè e cacao, seguendo metodi completamente diversi da quelli a cui siamo abituati.
Il cacao viene cotto lentamente all’interno di grandi padelloni sistemati direttamente sulle braci. Poi viene lavorato utilizzando i setacci per separare la polvere dai chicchi e, soprattutto, bisogna avere una certa abilità nel farli saltare con movimenti rapidi e precisi.
Una cosa che, nelle mani di chi lo fa ogni giorno, sembra facilissima.
Nelle nostre, decisamente meno.

Abbiamo poi assaggiato la frutta direttamente dalle piante: banano, mango e ananas, fatto un giro a cavallo e gustato il pranzo a base di piatti tipici, come il sancocho (una zuppa di carne e verdure) e il moro de habichuelas (riso e fagioli) delizie che raccontano l’anima creola del paese.
Ma soprattutto abbiamo conosciuto Christian. Uno di quei personaggi che difficilmente si dimenticano.
Ed io ve lo dico senza mezzi termini: mollerei tutto e andrei a vivere lì.
Perché c’è qualcosa di disarmante nei luoghi in cui la vita sembra ancora così semplice.
Vera. Fatta di cose concrete.
Non so quanto durerei davvero, eh.
Probabilmente dopo tre giorni inizierei a lamentarmi delle zanzare. Però per qualche ora ho pensato seriamente che quella vita avesse qualcosa che noi, nella nostra quotidianità piena di cose da fare, spesso ci dimentichiamo.
E per me è stato uno dei momenti più belli.

Tra sigari e mercati
Se decidete di fare questo tipo di escursione, sia in autonomia sia affidandovi a un tour organizzato, ci sono poi altre tappe che vale la pena inserire.
Come fermarsi in una fabbrica artigianale di sigari, dove si può assistere alla lavorazione del tabacco e alla creazione manuale dei sigari, che vengono anche aromatizzati con diversi gusti.
Io non solo ho imparato a farne uno, ma ho anche avuto la brillante idea di provarlo.
Era la prima volta che fumavo un sigaro e non ci sono dubbi sia stata anche l’ultima.
Abbiamo fatto una sosta nella cittadina di Higüey, col suo mercato colorato con odori forti, che si snoda tra le vie interne e la triste visione dei galli da combattimento, allevati per le scommesse.


Repubblica Dominicana con bambini: dove dormire
La modalità villaggio all inclusive, braccialetto al polso non è esattamente la mia idea di viaggio.
Io sono quella che vuole esplorare il più possibile, vedere sempre cosa c’è oltre, infilarsi nelle strade, perdersi, preparare itinerari per poi stravolgerli e improvvisare.
Però. Ogni tanto… Quanto ci sta bene.
E forse è proprio questa la cosa che ho imparato: non voglio essere una viaggiatrice con un’etichetta.
Non esistono quelli “veri” che viaggiano solo con lo zaino e quelli che si spostano con le valigie.
Non esistono i viaggiatori low cost, quelli luxury, quelli on the road, quelli da appartamento e quelli da all inclusive come categorie contrapposte.
Esiste semplicemente il viaggio che hai voglia di fare in quel momento della tua vita.

E questa volta avevamo voglia di comodità. Di alzarci e avere già tutto lì.
Di andare in spiaggia senza pensieri, mangiare quando volevamo, avere attività per Aurora, poter scegliere se uscire oppure rimanere. E soprattutto di avere tempo. Tempo per stare insieme.
Abbiamo soggiornato al Viva Dominicus, una struttura di indiscutibile notorietà essendo una dalle prime ad essere state costruite nonché per le sue dimensioni.
Purtroppo, durante il nostro soggiorno, il resort era in una situazione particolare a causa del grave incendio che nel giugno 2026 ha distrutto gran parte del Viva Beach.
Ma avendo prenotato presso l’area Palace (proprio il giorno prima dell’incidente) che non è stata coinvolta, non c’è stata la necessità di fare variazioni.

Durante la nostra permanenza, gli spazi erano già stati riorganizzati e adattati. Ad oggi possiamo dirvi che i lavori di ricostruzione sono a buon punto e contano di riaprire la parte del Beach entro fine anno.
Detto questo, il Viva ci ha lasciato qualche perplessità, soprattutto per quanto riguarda il cibo, che abbiamo trovato poco vario e, a nostro parere, non all’altezza della reputazione della struttura. Anche alcuni ambienti ci sono sembrati piuttosto datati.
Se dovessimo invece consigliare una struttura pensando soprattutto a una famiglia con bambini, ci sentiremmo maggiormente di suggerire il vicino Catalonia Bayahibe, che abbiamo trovato più strutturato per i piccoli e più curato.
Un’altra valida alternativa è l’Iberostar Selection Hacienda Dominicus, sempre a Bayahibe: recentemente rinnovato.
Naturalmente questa è la nostra esperienza personale e non una classifica assoluta.

Di solito non torno dove sono già stata. Il mondo è troppo grande e una vita non basta per vederlo tutto. La Repubblica Dominicana è la mia eccezione.
Forse perché ogni volta non ho ritrovato semplicemente lei. Ho ritrovato una versione diversa di me.
È strano come funzionino i viaggi. Parti pensando di andare a vedere un posto e, qualche volta, si finisce per vedere quanto siamo cambiati noi.
Per questo so già che con la Repubblica Dominicana non finisce qui. Ci saranno altre puntate.
Magari un giorno Enrico ballerà finalmente una bachata ed Aurora rinuncerà alla vacanza con le amiche perché, tutto sommato, viaggiare con i suoi genitori sarà ancora un grande spasso.






