Se c’è una parola che riesce a catturare l’essenza di Bangkok, quella parola è contrasto. Nell’estate del 2009 iniziammo il nostro viaggio di dieci giorni nella Thailandia del Nord partendo dalla sua capitale. Una città che avvolge con il suo calore, il suo caos, e la sua energia, ma allo stesso tempo sorprende con la sua profonda spiritualità.
Le prime impressioni sono state forti, quasi sconvolgenti: traffico impazzito, suoni e odori che saturano i sensi ed una frenesia che ci ha fatto sentire pesci fuor d’acqua. Eppure, dietro a questo aspetto moderno e vibrante, si nasconde un’anima orientale in grado di conquistare chiunque.
Thailandia del Nord: prima tappa Bangkok
Durante i nostri tre giorni a Bangkok, abbiamo visitato alcuni dei luoghi sacri più significativi della Thailandia. Primo fra tutti il Wat Phra Kao, massima sede religiosa del paese. È una meraviglia architettonica di luccicanti chedi dorati apparentemente sospesi in aria, di lucide tegole arancioni e verdi, di tetti che trafiggono il cielo umido, di colonne rivestite di mosaici e di ricchi frontoni di marmo.
Dopo siamo passati all’adiacente Grand Palace (Phra Borom Maha Rajawang) che riassume, nelle sue composite geometrie due secoli di storia. Oggi viene usato dal Re soltanto in occasione di alcune celebrazioni ufficiali. Poi il Wat Traimit che ospita una statua alta 3 metri del Buddha d’oro e il Wat Po dove giace il Buddha disteso, lungo 46 metri e alto 51, tutto ricoperto di foglie d’oro e con enormi piedi di madreperla. Poco distante abbiamo visto il Wat Beanchambophit, con il Buddha di marmo.
Tutti questi luoghi sacri per i buddisti, anche ai nostri occhi hanno fatto un certo effetto, soprattutto per l’atmosfera surreale creata dai profumi degli incensi, dalle candele, dalle luci soffuse, dai petali di fiori sparsi sul pavimento, ma anche dal grande silenzio e dal raccoglimento dei tanti fedeli che durante le nostre visite abbiamo trovato in preghiera e nel momento di offerta dei loro doni. È infatti tradizione depositare ai piedi delle statue ciotole con acqua, cibo o fiori, perché simboleggiano l’amore, la generosità e la purezza, e sono un modo per mostrare rispetto e venerazione.
Passando dall’altra parte del fiume (Tamburi) c’è uno straordinario tempio il Wat Arun con una torre di 82 metri, molto spettacolare.
La zona di Siam Square è un vero tripudio di grattacieli e centri commerciali dove si possono trovare nuovissime tecnologie a prezzi ottimi. Primo fra tutti l’MBK grandissimo, immenso e affollatissimo.
Abbiamo camminato per chilometri di negozi, stupendoci nel vedere che, pure all’interno di questi monumenti al progresso, c’erano cellette con altari e offerte a piccole statue di Buddha, di fronte alle quali qualcuno (impiegati, commessi, passanti…) era sempre intento a pregare, ad accendere candele o lasciare fiori di loto.
È davvero incredibile la devozione e l’osservanza religiosa di questo popolo.
Il Mercato Galleggiante di Damnoen Saduak
La levataccia all’alba e le due ore di bus sono valse la pena. Il mercato galleggiante di Damnoen Saduak è stata una delle cose che più ci ha affascinato. Per arrivare a questo villaggio ci siamo imbarcati su lance velocissime che, sfrecciando tra le palafitte, ci hanno portato direttamente nel centro dove i contadini dalle loro barchette vendono ogni sorta di mercanzia. Affiancandosi gli uni agli altri c’era addirittura chi vi cucinava carne e pesce e li vendeva pronti per il consumo. In quest’atmosfera colori e odori si mescolavano al vociare interminabile di turisti, venditori e abitanti del villaggio.
Ayutthaya e Lopburi: testimoni del passato della Thailandia del Nord
Dopo le meraviglie di Bangkok abbiamo incominciato a spostarci verso la Thailandia del Nord e come prima tappa ci siamo fermati ad Ayutthaya. L’antica capitale distrutta dai Birmani conserva ancora il fascino del passato glorioso seppur ormai quasi tutta in rovina. Le pagode e le statue, circondati da bellissimi alberi di frangipane dai fiori dolcissimi, erano tutte ricoperte da drappi gialli che gli conferivano ancor di più una luce particolare.
Breve sosta a Bang Pa la residenza estiva del re, avvolta da un giardino curatissimo con enormi cespugli potati nelle forme più strane, come la famiglia di elefanti. Poi ci siamo fermati a Lopburi, città delle scimmie. Nel tempio di Phra Kan Shrine regnano sovrane sotto gli occhi incuriositi di tanti turisti che ignari del loro comportamento indisciplinato spesso vengono presi d’assalto.
Percorrendo la strada verso Sukhothai ci siamo trovati a contatto con la Thailandia rurale e più tradizionale, immersi tra distese di risaie, piantagioni di banani e coltivazioni tropicali. Bellissimo il tempio dell’antico Grande Palazzo e la statua del Buddha alta 15 mt.
Abbiamo girato tutto il parco con delle biciclette noleggiate all’ingresso, gustandoci qualche ora circondati dalla rigogliosa vegetazione e laghetti con le ninfee.
Chiang Mai e Chiang Rai
Dopo esserci fermati al tempio di Wat Phra That a Lampang e a quello di Haripoonchai a Lampoon abbiamo raggiunto Chiang Mai, detta la Rosa del Nord. Qui ci siamo fermati due giorni. Ogni punto della città era raggiungibile a piedi, strade piane e poco trafficate.
Case basse, ad ogni porta un bar, un pub, una guest-house. Ovunque mercatini e venditori con le loro mini bancarelle. Abbiamo comprato regali per tutti, divertendoci nel trattare anche la più piccola cosa, funziona così. Qui turisti, thailandesi, cani, gatti, stranieri ormai stabiliti in pianta stabile, monaci, cinesi, tutti convivevano perfettamente, nessuno si sentiva di troppo o padrone.
Poco distante dalla cittadina il Doi Suthep, un altro bellissimo tempio nella foresta che sorge sulla vetta di un monte, formato da tante piccole pagode decorate con draghi e campane dorate. Vi si accede tramite una lunga scalinata di oltre 300 gradini affiancata da due serpenti Naga.
Un’esperienza unica che non si può perdere visitando la Thailandia del Nord è l’incontro con gli elefanti. Vi invitiamo a evitare i tradizionali trekking turistici, poiché dietro a questa attrazione si nascondono pratiche crudeli. Purtroppo noi al tempo non lo sapevamo e benché sia stato molto emozionante, il giro nella giungla sul dorso di questi straordinari animali rimane l’unico, grande pentimento in tanti anni di viaggi.
Thailandia del Nord: i villaggi tribali di Mae Sai
Attraversando poi un suggestivo tratto del fiume Mae Kok a bordo di piccole imbarcazioni, abbiamo raggiunto, con una guida locale, alcuni villaggi tribali nella zona di Mae Sai.
Chiamati “Chao Khao” o “popoli delle montagne”, queste minoranze etniche (Akha, Hmong, Karen, Lahu, Lisu, Mien e molte altre meno note) non sono gruppi omogenei, ma una serie di entità culturali separate, con lingue, credenze religiose, abiti e tradizioni storiche proprie. La maggior parte sono immigrati dal Tibet, dalla Birmania e dalla Cina per sfuggire alla fame, alle guerre e alle discriminazioni. Conducono una vita nomade e alcuni villaggi isolati comunicano solo saltuariamente col mondo esterno.
Abbiamo respirato qui la vera e autentica Thailandia. L’abbiamo vista negli occhi dei bambini che incuriositi e felici ci venivano incontro accompagnandoci per tutto il tempo fra le strade di fango inondate dalla pioggia torrenziale e precarie casette di legno. Posavano davanti ai nostri obiettivi contendendoseli divertiti.
Gli anziani avevano visi segnati da solchi profondi e quando sorridevano si capiva che erano i segni di una vita di sorrisi. In un qualche modo diversi dalle rughe che vengono a noi… dopo una vita di crucci e pensieri. I loro sorrisi ci hanno contagiato e la realtà, con i suoi problemi, sembrava appartenere ad un altro universo.
Un’escursione degna di nota è stata quella a Mae Hong Son. Dopo un breve giro al mercato ricco di prodotti tipici e di artigianato locale, abbiamo risalito il fiume Ping e raggiunto un villaggio ai confini con il Myanmar dove vive una popolazione di etnia Akha, famosa per le “donne giraffa”.
A tutte le femmine fin dalla tenera età, vengono messi al collo anelli di ottone allo scopo di allungarlo come simbolo di bellezza e di anno in anno ne vengono aggiunti. Ecco perché nel villaggio s’incontrano bambine, ragazze e donne nel loro colorato costume tipico con lunghi colli pieni di tanti anelli.
Siamo poi giunti al punto più a Nord, nel famosissimo Triangolo d’Oro, la zona così chiamata perché al confine con il Laos il Myanmar e la Cambogia.
La sua attrattiva principale, oltre ad una natura di straordinaria bellezza, è il Wat Phra Kaew, che ospitò il Buddha di Smeraldo oggi conservato al palazzo reale di Bangkok.
Arrivati lì, eravamo ormai pronti a scoprire l’altra Thailandia, quella più conosciuta, quella affacciata sul mare.
Avevamo scelto l’isola di Ko Samui, perché nel periodo di agosto più riparata dai monsoni che solitamente soffiano sulla costa occidentale, ma molto sfruttata dal turismo di massa. Abbiamo trascorso lì gli ultimi giorni della nostra vacanza all’insegna del relax totale.
Un viaggio in Thailandia è molto più di una semplice vacanza.
È un’occasione per conoscere una cultura millenaria, una natura incontaminata, una spiritualità profonda che permea ogni aspetto della vita quotidiana. È un popolo che, con la sua serenità e la sua capacità di accontentarsi di poco, ha tanto da insegnare. Difficile tornare dopo aver vissuto tutto questo: la calma, il calore umano, il sorriso di chiunque incontri.
La Thailandia rappresenta per noi non solo una destinazione, ma un viaggio interiore che lascia un segno profondo.































