Un giorno a Etretat in Francia

in cima alla falesia d’Amont etretat normandia

Alla base di tutti i nostri viaggi c’è sempre un fattore scatenante, una molla che innesca il meccanismo e ci spinge ad andare.
In questo caso tutto è partito da qui, da Etretat.

Le vertiginose scogliere di gesso che il tempo ha scolpito in un susseguirsi di profili frastagliati e archi dalle forme bizzarre, le distese erbose spazzolate quasi costantemente dal vento e l’azzurro del mare in contrapposizione al bianco della roccia, sono un richiamo impossibile da ignorare.

Dopo un lungo pressing per convincerlo che ce l’avremmo fatta anche con una bimba di due anni ci siamo trovati lassù, sulla Falesia d’Amont prima e sulla Falesia d’Aval poi con un mix di sensazioni che non si lasciano descrivere.

Etretat è una città sulla costa settentrionale della Francia, assolutamente imperdibile se si decide di fare un on the road in Normandia. Celebre per le sorprendenti formazioni rocciose lungo le scogliere, simili alle White Cliffs di Dover in Inghilterra.

In origine era un semplice villaggio di pescatori, poi ha avuto un bel periodo di gloria grazie all’allevamento di ostriche che riforniva la Reggia di Versailles. La cittadina divenne in seguito una rinomata località balneare ed oggi, è una delle zone più visitate dell’intera regione.

falesia d'aval etretat

Un giorno a Etretat: l’itinerario perfetto

La falesia d’Amont

Una volta arrivati a Etretat vi suggeriamo di organizzare la vostra giornata partendo dal lungomare e di percorrere la passeggiata che costeggia la spiaggia dirigendovi subito alla falesia d’Amont, ovvero quella che, guardando il mare, si trova sulla destra.

Questa falesia è davvero suggestiva. Sulla cima c’è anche una chiesetta molto pittoresca, la Chapelle Notre Dame de la Garde. Conosciuta soprattutto come la chiesa dei pescatori e dei marinai perché, tradizionalmente, venivano a cercare protezione divina prima di salpare.
Rivolta verso l’oceano e con un campanile che sembra voler sfidare le intemperie, la cappella attuale è una ricostruzione di quella che andò distrutta durante la seconda guerra mondiale, peccato sia aperta raramente. Tutt’intorno verdi distese di una bellezza disarmante e mucche che pascolano beate, ormai abituate al viavai di turisti.

Per raggiungere la sommità della falesia non occorrono più di dieci minuti. Il sentiero in salita si percorre senza particolari difficoltà, ma non si riesce a fare con passeggini o sedie a rotelle, perché oltre agli scalini del primo tratto è di fatto un ripido sentiero sterrato. Volendo si può arrivare anche con la macchina – quando siamo stati noi però la strada era chiusa – oppure con il trenino turistico in partenza dalla piazza principale.

falesia d’Amont punti instagrammabili

Dall’alto il panorama su Etretat è incredibile e l’arco della Porte d’Aval si mostra in tutto il suo splendore. Molti artisti hanno cercato di catturarne l’essenza, tra cui Monet che ha dipinto oltre cinquanta tele raffiguranti i faraglioni da diverse angolazioni e in momenti diversi della giornata. Ossessionato com’era dalla luce ha cercato di cogliere come il sole e i riflessi dell’acqua ne trasformassero la percezione visiva.

Giardini Superiori

Incastonati sulla falesia d’Amont, proprio dietro la chiesa, si trovano i giardini superiori, conosciuti in francese come Les Jardins d’Etretat. Un posto che dovete assolutamente visitare se decidete di trascorrere un giorno a Etretat.
Progettati dal famoso architetto paesaggista Alexandre Grivko, i giardini sono una splendida galleria artistica a cielo aperto.  Le opere, frutto della creatività umana, si fondono con l’ambiente circostante in una combinazione straordinaria che suscita la sensazione costante di trovarsi in un mondo incantato.
Sarà che io sono incapace di mantenere in vita persino i cactus e provo sempre grande attrazione davanti a piante e fiori rigogliosi, ma non potevo non dedicare un articolo a questa meraviglia normanna.
Il racconto della nostra visita con tutte le informazioni qui: i giardini di Etretat.

jardins d etretat in normandia

Il villaggio e la spiaggia

Scesi dalla scogliera fate due passi all’interno del paesino, praticamente un pugno di case. La parte più caratteristica e di fatto la più turistica, è quella in prossima del mare. Ci sono bistrot, gelaterie e negozi di souvenir ad ogni metro.
Vi si trova anche un ufficio turistico in cui consigliamo di entrare, anche solo per prendere una cartina dei sentieri e qualche informazione aggiuntiva del territorio.

Con un giorno a Etretat c’è anche tempo per passare qualche ora in spiaggia, basta arrivare presto perché nei mesi di alta stagione (luglio-agosto) si affolla rapidamente. L’acqua è gelida – almeno per i nostri canoni – ma il colore e la trasparenza invitano a un bel bagno. Gli appassionati di sport acquatici saranno felici di sapere che potranno sbizzarrirsi in attività come canottaggio, vela e kayak.

in cima alla falesia d'aval

Un’atmosfera da vacanze anni ’60 pervade la zona. Nessuno stabilimento chiassoso e piccole barche arenate sui sassi a testimonianza di chi, ancora oggi, vive di pesca.

Scegliete un ristorante oppure – se il tempo è bello – comprate bibite e panini, infilateli nello zaino e camminate nuovamente sul lungomare, questa volta nella direzione opposta.

Quando sarete in cima alla falesia d’Aval, potrete gustarli seduti sull’erba, tra il suono delle onde e il verso dei gabbiani, contemplando l’immenso regalo di madre natura. Perché sì, avere davanti agli occhi tanta bellezza è davvero un privilegio di cui essere grati.

La falesia d’Aval

Il percorso per salire parte ripidamente per poi addolcirsi e sebbene dal basso la verticalità della parete possa scoraggiare, si fa bene. E se ve lo dico io che ho fatto entrambe le falesie con Aurora in braccio potete fidarvi.

Seguendo il sentiero che costeggia dall’alto la scogliera, si arriva ad un bellissimo e scenografico campo da golf, affacciato proprio su questa porzione di oceano, la più bella della costa. La vera attrattiva però è un’altra: l’imponente arco di Manneporte, un arco di gesso alto 90 metri divenuto simbolo iconico di Étretat. In quel profilo mastodontico, anche noi, ci abbiamo visto la testa di un elefante che immerge la proboscide e possiamo confermare quanto si dice: la Costa d’Alabastro invita a viaggiare con la fantasia.

falesia d'aval in normandia

Continuando a camminare ci sono vari punti panoramici da cui fotografarlo per avere poi la visione piena sull’Aiguille. Un’altra incredibile formazione geologica che si erge dall’acqua a 70 metri di altezza, talmente appuntita da sembrare, appunto, un ago. Parte della sua notorietà la si deve al romanzo di Maurice Leblanc, l’Aiguille Creuse, che oltre a far nascere il personaggio di Lupin fece nascere nei lettori il sospetto che la roccia potesse celare davvero un importante tesoro.

Anche la recente serie Netflix del ladro gentiluomo ha contribuito a generare nuovo interesse per Etretat e per la casa-museo dello scrittore in cui sono state girate alcune scene della serie.

Come arrivare a Etretat

Il modo più semplice per raggiungere Etretat è con l’auto, dista circa tre ore da Parigi e un’ora e mezza da Rouen. Siamo arrivati ​​un po’ tardi rispetto all’orario che ci eravamo prefissati, d’altronde con dei bimbi piccoli gli imprevisti sono da mettere in conto. Quindi abbiamo faticato per trovare un parcheggio, quello a pagamento in centro, era pieno, così come i posteggi sul lungomare. Conviene dirigersi subito nell’area vicino allo stadio o nel caso si arrivi da Le Havre con la D940 fermarsi nel primo parcheggio sulla destra prima di entrare in paese. Da qui alla spiaggia sono 10 minuti a piedi.

La regola comunque è solo una: bisogna armarsi di tanta pazienza e dopo svariati giri… affidarsi alla sorte.

etretat sulle falesie con bambini

Etretat con bambini considerazioni

Falesie e bambini sono un binomio difficile ma non impossibile. A seconda dell’età munitevi di una fascia/marsupio o di un classico zaino da trekking porta bebè. Prestate molta attenzione perché le falesie non hanno protezioni e lo strapiombo è davvero altissimo. Potrebbe bastare poco, anche solo una raffica di vento, per perdere l’equilibrio.

Abbiamo trovato utile il braccialetto di sicurezza, una sorta di guinzaglio con il quale tenevamo Aurora attaccata a noi per una maggiore tranquillità.

Un altro oggetto fantastico che vi consigliamo è il Minimonkey. Un’imbragatura tascabile che si adatta a qualunque sedia, siccome molti ristoranti sono sprovvisti del seggiolone.

Un giorno a Etretat forse è poco, ma sufficiente per vedere quanto di più bello ha da offrire e rimanerne totalmente, perdutamente, innamorati.

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